Personalizzazione della tecnica vocale: dal VoiceCraft al PROEL



Nel canto gli esercizi devono essere personalizzati perché ogni voce è diversa: cambiano anatomia, estensione, timbro, respirazione, coordinazione muscolare e abitudini vocali.

Un esercizio che funziona molto bene per una persona può essere inutile o addirittura controproducente per un’altra. Gli approcci contemporanei alla pedagogia vocale hanno quindi progressivamente spostato l’attenzione da un unico “metodo corretto” verso la scelta di strumenti adeguati alla persona, all’obiettivo e al momento del percorso.

1. Dal “metodo” alla concezione della voce

Per molto tempo l’insegnamento del canto è stato organizzato intorno a immagini e prescrizioni come “apri”, “manda il suono avanti”, “appoggia”, “copri”, “respira nel diaframma” o “porta la voce in maschera”.

Queste indicazioni possono funzionare, ma hanno un limite: la stessa istruzione può produrre risposte corporee molto diverse in persone diverse.

La prospettiva contemporanea tende invece a chiedersi: che cosa sta realmente facendo l’apparato fonatorio? E soprattutto: come posso far sperimentare al cantante una determinata coordinazione senza imporgli un modello estetico unico?

È qui che il lavoro di Jo Estill diventa particolarmente importante.

2. VoiceCraft / Estill: non esiste una sola “bella voce”

Il Jo Estill VoiceCraft, oggi sviluppato come Estill Voice Training, parte dall’idea che, invece di insegnare direttamente una voce “corretta”, si possa insegnare al cantante a conoscere e controllare i diversi componenti dell’apparato vocale.

Il modello può essere sintetizzato, in termini generali, attraverso tre grandi funzioni: Power, Source e Filter.

• Power: il sistema respiratorio fornisce l’energia.

• Source: le corde vocali trasformano il flusso d’aria in vibrazione.

• Filter: il tratto vocale modifica e filtra il suono prodotto.

L’Estill Voice Model descrive inoltre 13 Figure e relative opzioni, attraverso le quali vengono studiate separatamente strutture e funzioni coinvolte nella produzione vocale.

Invece di dire semplicemente “devi cantare così”, l’approccio cerca di capire quale configurazione permetta di ottenere un determinato risultato sonoro.

3. La separazione tra funzione ed estetica

Estill non considera una qualità vocale esteticamente superiore a priori. Una voce può essere più brillante, scura, nasale, orale, morbida, compressa o ariosa.

La domanda diventa: questa configurazione è funzionale all’obiettivo che stiamo cercando?

Un aspetto importante del modello Estill è quindi la distinzione tra Craft, cioè ciò che l’apparato vocale è capace di fare, e Artistry, cioè il modo in cui queste possibilità vengono utilizzate artisticamente.

Questo permette di sviluppare non una singola “voce giusta”, ma un repertorio di possibilità vocali controllabili.

4. Perché questo porta alla personalizzazione

Immaginiamo tre cantanti.

Il primo presenta molta tensione mandibolare e linguale e tende a irrigidirsi salendo. Un’indicazione generica come “più sostegno” potrebbe essere inutile o persino aumentare la tensione.

Il secondo presenta invece una voce molto ariosa e non mantiene una buona chiusura glottica. Il problema è differente e richiede un altro tipo di lavoro.

Il terzo possiede già una buona efficienza vocale ma non riesce a produrre determinate qualità stilistiche. In questo caso non dobbiamo necessariamente correggere una disfunzione: dobbiamo ampliare il repertorio delle configurazioni disponibili.

Lo stesso esercizio, quindi, non può essere considerato automaticamente la soluzione perché due cantanti descrivono la propria difficoltà nello stesso modo.

5. Dal VoiceCraft al PROEL

Il PROEL, acronimo di Propriocettivo Elastico, associato al lavoro di Alfonso Borragán, nasce in ambito foniatrico e logopedico e propone una prospettiva differente.

Se Estill pone molta attenzione alla domanda “quali componenti fisiologici posso controllare e combinare?”, il PROEL pone maggiormente l’accento sulla domanda “come posso modificare il comportamento vocale attraverso la percezione corporea e propriocettiva?”.

Nel metodo vengono utilizzati stimoli sensoriali, situazioni posturali e condizioni di lavoro che mirano a favorire una modificazione percepibile della produzione vocale.

L’obiettivo non è soltanto spiegare cognitivamente una nuova coordinazione, ma permettere alla persona di sperimentarla, riconoscerla e progressivamente interiorizzarla.

6. La propriocezione

La propriocezione è, semplificando, la capacità del sistema nervoso di ricevere informazioni sullo stato e sul movimento del corpo.

Nel canto è fondamentale perché il cantante non controlla il risultato vocale attraverso una semplice azione cosciente. La produzione vocale è il risultato di un sistema complesso di coordinazioni.

Il cantante produce un suono, lo ascolta, lo percepisce corporalmente, confronta il risultato con l’obiettivo e modifica la coordinazione. Si crea quindi un sistema di feedback continuo.

Per questo due persone possono ricevere la stessa istruzione e reagire in modo completamente diverso.

7. Dalla tecnica universale alla pedagogia moderna

Negli approcci contemporanei si è progressivamente passati dall’idea “impara questa tecnica” all’idea “costruiamo un sistema di coordinazioni funzionale a questa persona e a questo obiettivo”.

La differenza è concettualmente importante.

• Tecnica tradizionale: qual è il modo corretto di cantare?

• VoiceCraft / Estill: quali strutture e coordinazioni producono questo suono?

• PROEL: come posso modificare la coordinazione attraverso la percezione e l’esperienza corporea?

• CVT: quali combinazioni tecniche permettono diverse qualità vocali?

• SOVT e voce risonante: come posso favorire una fonazione efficiente attraverso determinati esercizi?

• Approcci di apprendimento motorio: come trasformo una nuova coordinazione in un’abilità progressivamente automatizzata?

8. Un esempio: il passaggio di registro

Due cantanti possono avere entrambi difficoltà nel passaggio, ma per ragioni differenti.

Cantante 1: aumentando l’altezza aumenta la pressione, cresce la tensione, la muscolatura si irrigidisce e il suono diventa forzato. Il problema potrebbe essere un eccesso di attivazione.

Cantante 2: salendo perde contatto glottico, aumenta il flusso d’aria, il suono diventa instabile e cerca di compensare spingendo. Il problema potrebbe essere differente.

Entrambi possono dire “non riesco a fare il passaggio”, ma questo non significa che abbiano lo stesso meccanismo fisiologico.

Dare a entrambi lo stesso esercizio perché presentano lo stesso sintomo percettivo significa confondere il sintomo con il meccanismo che lo produce.

9. La personalizzazione cambia nel tempo

Personalizzare non significa assegnare a un cantante un esercizio fisso per sempre.

La voce è un sistema dinamico. Un percorso può evolvere da tensione eccessiva, a riduzione della tensione, maggiore coordinazione, maggiore efficienza, sviluppo dell’estensione, sviluppo della potenza e infine specializzazione stilistica.

L’esercizio che era particolarmente utile tre mesi prima può diventare meno utile dopo che il problema è stato risolto.

Per questo l’esercizio non è l’obiettivo: è uno stimolo che deve produrre un determinato adattamento.

10. Estill e PROEL come prospettive complementari

Estill può essere visto come una mappa anatomico-funzionale: aiuta a chiedersi quale struttura o coordinazione si sta modificando e quale combinazione produce una determinata qualità.

PROEL porta maggiormente verso la percezione corporea, l’esperienza sensoriale e la riorganizzazione della coordinazione: che cosa senti? Che cosa cambia nel corpo? Quale configurazione ti permette di produrre una voce più libera?

Non è quindi necessario considerarli come metodi rivali. Possono essere strumenti diversi utilizzabili in funzione dell’obiettivo.

11. Il vero salto concettuale

Alla fine, la domanda più utile non è “qual è il metodo migliore?”.

La domanda è: “Quale strumento è più adatto a modificare questo specifico comportamento vocale, in questa specifica persona, in questo specifico momento?”

Un insegnante può utilizzare Estill per far comprendere una coordinazione, PROEL per favorire una diversa esperienza propriocettiva, esercizi SOVT per lavorare sull’efficienza della fonazione, esercizi specifici di registro per migliorare una transizione, lavoro respiratorio quando realmente necessario e repertorio per trasferire la coordinazione alla musica.

Il principio conclusivo è quindi:

Non esiste un esercizio “buono” in assoluto. Esiste un esercizio che, dato un determinato obiettivo, può produrre una determinata risposta in una determinata voce.

Personalizzare non significa inventare un metodo diverso per ogni cantante. Significa conoscere abbastanza bene fisiologia, percezione, tecnica e apprendimento motorio da sapere quale leva utilizzare e quando cambiarla.